Adescava universitarie offrendo loro pasta al pesto



A più riprese abbiamo sentito ripetere dagli adulti che la leva obbligatoria fosse un’esperienza di vita, l’Università  vista la percentuale con cui i ragazzi la frequentano può essere degno sostituto dei giorni nostri. Non va però demonizzato in maniera assoluta il servizio di leva, escludendo gli episodi di nonnismo deprecabili  aveva risvolti positivi: andando via da casa era immediata la malinconia. Si riscopriva l’importanza di gesti ormai i dati per scontati come l’amore materno, per i più volenterosi la possibilità di fare carriera non era preclusa, soprattutto per gli sportivi che riuscivano ad entrare in circoli virtuosi con benefici di categoria ormai mitologica del mondo del lavoro attuale.

La vita dell’universitario è fatta di molte rinunce, la pastasciutta diventa compagna di vita, perfino il condimento pare un lusso, ci si limita alla scatoletta di Tonno e nei giorni buoni addirittura un barattolo di pesto. Sono questioni che interessano i più grandicelli ma non s chi proviene da un contesto come la scuola superiore. Non abbandonando il percorso scolastico si rimane una specie di bolla, dove il consumismo gioca un ruolo importante ma non fondamentale nella scelta della propria felicità. La libertà di cui non si è pienamente consapevoli in quegli anni, ne è però la linfa. Una splendida serata può essere trascorsa su dei semplici gradoni chiaccherando e ridendo, abbiamo dimenticato questa spensieratezza oppure non vogliamo ricordarcela  perché consapevoli che non avrà mai più luogo.



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