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“La casa di cartapesta” la nostra recensione-NO SPOILER

Occorre una doverosa prefazione, le serie televisive vanno valutate prima e dopo l’avvento di nostro padrone Netflix, la piattaforma streaming ha portato quantità e varietà a discapito però del bene più prezioso: non è la pizza e neanche la Nutella ma la la qualità. Le grandi produzioni americane ci tenevano al guinzaglio con un episodio a settimana ma certe cose si fanno solo per chi sa farci palpitare davvero il cuore. Così era prima di queste serie tv da “pesca a strascico” che hanno come massimo esponente La Casa di carta. Nel suo primo episodio si fa preferire per la tanta carne al fuoco, anche  ben cotta ma stufa se non intervallata da altre pietanze, basti pensare che la analogia con “Inside man” sull’utilizzo delle tute durante la rapina è più imbarazzante di dimenticarsi il deodorante sotto una ascella. La necessità di attaccare lo spettatore fin dal primo episodio snatura le trame, puoi prendere il fritto come antipasto ma non deve essere abbondante per non pregiudicare la cena. Eliminando le scene dove si puntano le armi in faccia e le inquadrature per far sembrare alta e sexy una dei personaggi chiave rimangono 20 minuti a puntata, cambiano i protagonisti come è normale ma le loro azioni dopo poche scene risultano ingombranti fino a diventare odiose, comportamenti al limite dello stupido che devono essere rapportati alla storia dei personaggi dipinti come degli emarginati dalla società per scelta. Come molti irresistibili casi umani a cui le done si affezionano senza apparente motivo.

Crediamo la certezza del successo abbiano giocato un brutto scherzo agli autori, una grande confezione con tanti profumi ma annusandoli meglio ricordano i “Tesori d’Oriente”, la storia d’amore appare  scontata perpetrando lo stile della sua evoluzione, come due che si sposano dopo 13 anni di fidanzamento e si lasciano dopo 6 mesi di convivenza. Tutto è discreto ma nulla eccelle, un peccato perchè la cura nelle sceneggiature fa la differenza tipo la ceretta fatta da una professionista inveve che dalla amica con la grattugia. Non sono solo ceffoni però, la storia cattura per davvero con scambi degni dell’entusiasmo che leggiamo nei volti di chi seguiva la serie prima che diventasse famosa. Un pò come quando i maschi ti consideravano una sfigata fino a quanto è spuntato il seno ed hai capito che ti piace l’atteggiamento sotto sotto ma non lo glielo puoi dire. La confusione regna sovrana ma non potrebbe essere altrimenti, crediamo sia un contrasto con la meticolosità del progetto criminoso vero protagonista della serie. Ma non sempre gli azzardi pagano, tipo quando si indossa un orecchino terrificante per riuscire ad abbinare una borsa che non userebbe una bambina. Concludendo un episodio vale sempre la pena vederlo, tipo il vicino che sembrava brutto e rozzo ma in quarantena ti pare un oasi nel deserto con accento inglese, in questa penuria di serie tv coinvolgenti “La casa di carta” merita la nostra attenzione senza però aspettarci chissà che cosa, proprio come dovrebbero essere su Tinder.

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