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Marco D’Amore dedica “L’immortale” a tutt’e frat ingiustamente carcerati

Il film era una certezza, impossibile non guadagnare ancora da un personaggio in seguito come Ciro di Marzio, gli omicidi pesanti durante le stagioni, i suoi volta faccia soprattutto l’aspetto belloccio che lo ha fatto diventare sex symbol non potevano rimanere in utilizzati, propio come il maiale, non si butta via nulla. Gli stessi attori famosi dopo parecchi anni finiscono a fare le televendite modo di utilizzare tutto quello che è possibile per non alzarsi la mattina e lavorare come le persone normali.

Un film comunque da vedere per gli appassionati di Gomorra, non si può fare a meno di quell’accento napoletano così teatrale in grado di tramutare qualsiasi dialogo in frase della vita complice anche, per la maggior parte degli italiani, doversi far aiutare dei sottotitoli per comprendere il dialetto. Dovremmo comprendere come la stessa enfasi che ci trasmette nei dialoghi criminali, sarebbe ancora più luce aspirante seguissimo il teatro napoletano, e quella stessa vocalità associata alla cultura è una delle cose più belle che le nostre italiche differenze ci hanno donato. Sono finiti gli anni 60, non esistono meridionali e persone del nord, ma solamente italiani con accento.

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