Monforte, protesta con lancio di Molotov: “Queste sono del consorzio”




La protesta si è fatta sempre più vibrante,  come poter dare torto ai cittadini di Monforte dopo la scellerata direttiva del Ministero delle Politiche Agricole? In frantumi l’economia di un terra che si stava godendo i frutti di decenni di lavoro e sacrifici, il favore dei turisti si ottiene con molteplici fattori che stimolano il passa parola: in una zona rurale come le Langhe sono i chili di troppo di cui ci si lamenta con gli amici ad incentivarli a visitarle. Quando si entra a Monforte si ha voglia del silenzio come dovessimo gustare un buon Barolo, l’udito è superfluo se vogliamo farci cullare da lingua e palato su disposizioni della vista, non è solo il vil denaro a premere sui produttori di Barolo ma la consapevolezza di perdere il motivo di orgoglio che caratterizza la propria terra. L’imprenditoria sa svilupparsi nelle avversità come un fiore sul cemento, come effetto collaterale sono incominciate a fioccare etichette fasulle da attaccare sulle bottiglie di Barolo ancora invendute.

Alcuni produttori hanno provato ad eludere i controlli serrati della Guardia di Finanza facendo ubriacare vistosamente le mogli, ma accertamenti approfonditi hanno comunque permesso di scovare le botti piene. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il quartino, portando il sindaco di Monforte a ricorreread una soluzione disperata. Su suggerimento del parroco ha convinto l’associazione dei produttori di Barolo a contattareil ragazzo di “Lotta comunista”: preso a male parole in passato da chi come noi è stato propagandato con i meravigliosi film di Stallone. Il ragazzo aveva le idee ben chiare sul da farsi ed ha invitato i produttori a visionare le sue cantine, anche lui in tutti questi anni aveva prodotto bottiglie non di vino ma Molotov. Orgoglioso ha mostrato la certificazione speditagli da Mosca che attesta come le sue bottiglie rispettino gli alti standard qualitativi russi, dove un innesco difettoso può essere facilmente sopraffatto dal freddo polare.


Senza dare nell’occhio le famiglie hanno portato a casa le damigiane contenenti la miscela incendiaria e secondo la migliore tradizione piemontese hanno “tirato” le bottiglie stuppe.Non appena arrivato l’emissario del Ministero a rimuovere i cartelli che attestano la appartenenza di Monforte alla zona del Barolo è scattata la protesta al grido: “Dite a Roma che da si nojàutri i bogioma nen”. Nonostante l’incendio scatenato tutto si è svolto secondo la tradizione piemontese, per non sprecare nulla le fiamme sono usate per alimentare i fujot della bagna càuda per la gioia di tutti. Come spesso accade le grandi conquiste accadono per caso: gli emissari del Governo sono stati allontanati non dalle fiamme domate dai vigili del fuoco ma dall’alito dei monfortesi dopo il fiero pasto, qualche soffiata sottovento è bastata per farli correre scioccati.

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